Il controllo di viscosità BioBANG: l’anello mancante per il successo definitivo nella produzione di biogas e biometano

Team BioBANG 10 Ottobre 2016

Il Cavitatore BioBANG è la tecnologia innovativa per gli impianti di biogas e biometano, che sfrutta il 100% dell’energia fisica della cavitazione controllata. BioBANG garantisce il controllo della viscosità nel digestore dell’impianto, oggi ottenuto agendo sui miscelatori, sui ricircoli di digestato e sul rapporto liquido/solido. BioBANG rende la ritenzione degli impianti flessibile, costante ed efficiente.

Raccontiamo di seguito l’esperienza di un proprietario di impianto di biogas, alle prese con un problema di viscosità, felicemente risolto con l’installazione di BioBANG.

« Quando ho comprato l’impianto di biogas, non avevo idea di quali fossero i problemi più difficili da affrontare. Pensavo che ci fossero complesse reazioni biologiche, difficili da comprendere per i non esperti, continue regolazioni di processo, miscele da calibrare, ma nessuno mi aveva mai parlato delle difficoltà della miscelazione nel digestore. Non avevo capito quanto fosse complesso gestire la mia “stalla”, garantendo a tutti i batteri le corrette condizioni.
I primi tempi, producevo biogas utilizzando solo prodotti molto digeribili, come l’insilato di mais, ma poi, per indisponibilità di prodotto (l’anno scorso la grandine mi ha fatto perdere il 30% del raccolto!), sono stato costretto ad utilizzare anche altri materiali meno costosi. Ma, ogni volta che cambiavo la dieta con qualche prodotto più fibroso succedeva qualcosa alla miscelazione…

Dopo tanti tentativi nello spostamento dei miscelatori, che coinvolgevano manodopera e comportavano ore di osservazione dagli oblò, ne trovavo un’altra combinazione di altezza, tempi di azionamento ed orientamento, che mi permettevano di raggiungere un nuovo punto di equilibrio. Per qualche giorno tutto procedeva bene ma, dopo un po’, si ritornava alle condizioni di prima. Rivedevo affioramenti apparire dalla sera al mattino, il livello del liquido all’interno cambiava, come se si gonfiasse,  e allora si ripartiva con gli spostamenti dei miscelatori, sempre alla ricerca di un nuovo e definitivo equilibrio. E quando i miscelatori non riuscivano più a compiere il loro lavoro, per agevolare l’omogeneizzazione, provavo ad aggiungere liquido e aumentavo i ricircoli del digestato dallo stadio finale al carico.
Tutto ciò si traduceva in un aumento dei costi di pompaggio, di miscelazione e di separazione solido-liquido, con conseguente riduzione dei tempi di ritenzione dei solidi e, in definitiva, di efficienza. Dovevo tornare a usare mais insilato e perdevo le opportunità che mi si prospettavano nell’usare biomasse economiche, ma difficili da omogeneizzare nel digestore.

Fino a che, un giorno, ho capito che il problema non era la miscelazione, bensì la difficoltà di tenere in sospensione una miscela di materiali difficilmente compatibili fra di loro: più aggiungevo liquido per agevolare la miscelazione, più dovevo azionare i miscelatori, per evitare che il materiale fibroso affiorasse o sedimentasse. Una tripla perdita, insomma: maggiori costi energetici, minore efficienza e minori possibilità di utilizzare i prodotti più vantaggiosi.
Mi sono reso conto che la sospensione dei materiali fibrosi nella fase liquida non è legata alla concentrazione di sostanza secca, ma alla viscosità (la viscosità è la somma delle forze che limitano lo scorrimento dei fluidi: più sale, più i materiali fibrosi rimangono in sospensione), e che l’unico modo per aumentare questa grandezza era di triturare la biomassa al carico e cercare di diluire la miscela il meno possibile. Così facendo, tuttavia, il sistema rimaneva ancora instabile, strettamente dipendente dai miscelatori e, ad ogni problema nel funzionamento di questi, correvo il rischio di perdere l’equilibrio che tanto faticosamente avevo trovato.



Il miscelatore, infatti, permette di contenere la tendenza naturale dei materiali di separarsi, in funzione della diversa densità che li caratterizza (agevolata, peraltro, dal moto ascendente del gas che si forma dal fondo del digestore), ma non elimina il fenomeno alla radice.
Quando ho scoperto BioBANG, mi sono subito reso conto della sua capacità di eliminare in modo stabile e definitivo la caratteristica tendenza al galleggiamento dei materiali fibrosi. La sua azione è completa: rompe i tessuti cavi, riducendone la galleggiabilità, e rende minimi gli attriti fra le particelle in sospensione. In tal modo, non si formano più gli strati di materiale galleggiante, che creano tanti problemi idraulici, e la sua azione permette allo stesso tempo di lavorare con una concentrazione di sostanza secca più alta.

La viscosità si mantiene stabile e bassa, ma con un’alta capacità di sospensione dei liquidi, posso usare molto meno i miscelatori e non devo più regolarli in continuazione. La maggiore quiete che deriva da queste impostazioni favorisce i processi biologici e, al contempo, la fuoriuscita del gas.



In ultima analisi, BioBANG ha eliminato totalmente i miei problemi idraulici derivanti delle continue modifiche della dieta, mi ha permesso di cogliere tutte opportunità economiche che derivano dalla disponibilità di materiali più economici e (perché no?) mettendomi anche al riparo dalle grandinate. Da consigliare a tutti. »

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