BioBANG al Carico: Indispensabile per le fibre autorizzate per il biometano

Team BioBANG 02 Febbraio 2017

L’avvio del Biometano è considerato l’appuntamento più importante del 2017 nel settore del biogas. Tutto il team BioBANG è pronto per questa sfida e già da ora porta sul mercato BioBANG al Carico, modello di qualità performante per tutti i costruttori di impianti biogas e biometano come anche per i clienti finali.
Gli accordi di Parigi di COP21, l'imminente definizione dei nuovi obiettivi europei sulle rinnovabili al 2030 e l'ormai prossimo decreto biometano italiano spingono concordemente verso la produzione di nuovi biocarburanti avanzati caratterizzati da una elevata sostenibilità ambientale.
Quando si parla di biometano (o, più in generale, di biocarburanti), il pensiero porta subito alla diminuzione dell’inquinamento ambientale, delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, dello sfruttamento delle fonti fossili e, di conseguenza, del rischio di un innalzamento della temperatura del pianeta nei prossimi anni. Tutto il mondo scientifico e della produzione consapevole stà valutando proposte di miglioramento, sistemi integrati, risparmio, efficienza. Ma, cosa direste se, per affrontare questa grande sfida, si potessero usare scarti di produzione, secondi raccolti, residui colturali, sottoprodotti agricoli (come paglia, sansa di oliva, bucce di pomodoro, trinciati di cereali fibrosi o sierosi, sfalci di verde pubblico), prodotti non edibili, letami o liquami di vario genere? E, come se ciò non bastasse, si potessero utilizzare in modo indifferente, passando da un materiale all’altro, senza bisogno di eseguire complesse regolazioni dei parametri di processo dell’impianto? Il problema etico ed economico, le manutenzioni straordinarie e i fermi improvvisi sarebbero tutt’ad un tratto superati, e l’analisi costi-benefici sarebbe focalizzata esclusivamente sui tempi di ammortamento dell’impianto e sulle microregolazioni per le ottimizzazioni fini di processo.
Se, per la maggior parte dei processi di produzione dei biocarburanti (biodiesel, bioetanolo, metanolo, ETBE, DME, ..), si tratta di pura utopia, per il biometano la risposta a queste domande esiste, BioBANG ha creato appositamente «BioBANG al carico».
Cos’è «BioBANG» e cosa significa «macchina al carico»? Molto semplice. «BioBANG» è un dispositivo brevettato, che utilizza in modo controllato il principio fisico della cavitazione per rendere omogeneo il materiale trattato. «Macchina al carico», in un impianto per la produzione di biometano, vuol dire un dispositivo posto a monte del digestore, che riceve la biomassa in ingresso e fornisce in uscita il materiale da inviare al digestore. Qualunque tipo di biomassa si utilizzi, BioBANG trasferisce il 100% di energia e la trasforma in una miscela omogenea che, inserita nel digestore, consente sempre il massimo dell’efficienza, rendendo la produzione del biocarburante indipendente dalla tipologia di alimentazione dell’impianto.


 
BioBANG al carico è ideato per permettere al gestore di un impianto di potere usare trinciati di cereali vernini molto fibrosi, ma anche di poter intercettare allo stesso tempo e con la frequenza comandata dal fornitore del sottoprodotto, flussi di matrici liquide (siero, liquidi zuccheri da bevande energetiche) assieme a letami pagliosi, senza cambiare dimensionamenti e sistemi di miscelazione. Con BioBANG al carico Il gestore può operare con modalità market driven, ovvero "guidato dal mercato" dei sottoprodotti, inseguendo il mercato stesso con estrema libertà senza farsi condizionare da nessun tipo di vincolo o tempistica.
Recentemente è stata conclusa la fase di inchiesta pubblica della bozza di decreto di incentivazione del biometano italiano destinato esclusivamente all’utilizzo nei trasporti, (http://dgsaie.mise.gov.it/dgerm/downloads/biocarburanti/bozza_consultazione_dm_biometano_2016_rev_fin.pdf) e presto sarà possibile progettare e costruire concretamente i primi impianti. Una delle novità più interessanti riguarda l’incentivazione all’utilizzo delle biomasse che consentono di produrre biocarburanti avanzati, ovvero biocarburanti che derivano da una filiera produttiva in grado di emettere il 60% in meno di CO2 rispetto ai combustibili fossili: il biometano avanzato deriva sistemi di produzione che utilizzano rifiuti e sottoprodotti e colture di integrazione (colture a destinazione non alimentare o in doppio raccolto). Di seguito un elenco delle biomasse utilizzabili per la produzione di biometano avanzato:

a) Alghe se coltivate su terra in stagni o fotobioreattori.
b) Frazione di biomassa corrispondente ai rifi uti urbani non differenziati, ma non ai rifiuti domestici non  separati soggetti agli obiettivi di riciclaggio di cui all’art.11, paragrafo 2, lettera a) della direttiva 2008/98/CE.
c) Rifiuto organico come definito all’art. 3, paragrafo 4 della direttiva 2008/98/CE, proveniente dalla raccolta domestica e soggetto alla raccolta differenziata di cui all’art. 3, paragrafo 11 di detta direttiva, ovvero rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dagli impianti  dell’industria alimentare.
d) Frazione della biomassa corrispondente ai rifiuti industriali non idonei all’uso nella catena alimentare umana o animale, incluso materiale proveniente dal commercio al dettaglio e all’ingrosso e dall’industria agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura, ed escluse le materie prime elencate nella parte B del presente allegato.
e) Paglia.
f) Concime animale e fanghi di depurazione.
g) Pece di tallolio.
h) Glicerina grezza.
i) Bagasse.
j) Vinacce e fecce di vino.
k) Gusci.
l) Pule.
m) Tutoli ripuliti dei grani di mais.
n) Frazione della biomassa corrispondente ai rifiuti e ai residui dell’attività e dell’industria forestale quali corteccia, rami, prodotti di diradamenti precommerciali, foglie, aghi, chiome, segatura, schegge, liscivio nero, liquame marrone, fanghi di fibre, lignina e tallolio.
o) materie cellulosiche di origine non alimentare: materie prime composte principalmente da cellulosa ed emicellulosa e aventi un tenore di lignina inferiore a quello delle materie ligno-cellulosiche. Comprendono residui di colture alimentari e foraggere (quali paglia, steli di granturco, pule e gusci), colture energetiche erbacee a basso tenore di amido (quali loglio, panico verga, miscanthus, canna comune e colture di copertura precedenti le colture principali e ad esse successive), residui industriali (anche residui di colture alimentari e foraggere dopo che sono stati estratti gli olii vegetali, gli zuccheri, gli amidi e le proteine) e materie derivate dai rifiuti organici. Rispondono alla definizione di colture energetiche erbacee di copertura le seguenti colture, sia coltivate in purezza o in miscuglio tra loro, a condizione che siano inserite nelle rotazioni come precedenti le colture principali e ad esse successive:

  • Favino (Vicia faba minor)

  • Erba medica (Medicago sativa L.)

  • Facelia (Phacelia spp.)

  • Loiessa (Lolium spp.)

  • Rapa invernale (Brassica rapa L.)

  • Senape abissina (Brassica carinata L.)

  • Sorgo (Sorghum spp.)

  • Tabacco (Nicotiana tabacum L.)

  • Trifoglio (Trifolium spp)

  • Triticale (Triticum secalotriticum)

  • Sulla (Hedysarum coronarium L.)

  • Veccia (Vicia sativa L.)

p) Altre materie ligno-cellulosiche materiali composti da lignina, cellulosa ed emicellulosa quali biomasse legnose forestali residuali (quali ad esempio quelle ottenute da pulizie dei boschi e manutenzioni forestali), colture dedicate legnose, residui e scarti dell’industria collegata alla silvicoltura, eccetto tronchi per sega e per impiallacciatura.
q) Combustibili rinnovabili liquidi e gassosi di origine non biologica.

 


Il decreto stesso definisce anche l’incentivo al biometano, attraverso lo strumento dei CIC (Certificati di Immissione al Consumo, 1 CIC = 10.000 Gcal = 1.190 Sm3) per 20 anni, al prezzo garantito per i primi 10 anni al valore di 375 €/CIC. Nel caso del biometano avanzato, a parità di quantità di biometano, verranno rilasciati il doppio dei CIC e pertanto il valore complessivo del m3 di biometano immesso in rete, compreso il valore di vendita, sarà pari a: 375 €/CIC x 2 /1190 Sm3/CIC + 0,25 €/Sm3 = 0,88 €/Sm3. Oltre a ciò potranno essere disponibili altri contributi in conto capitale e incentivi per l’apertura di un distributore.
L’interesse al settore di chi già produce biogas convertito in energia elettrica è evidente, soprattutto in virtù del fatto che sarà possibile produrre anche in “coesistenza”, ovvero sarà possibile continuare a produrre energia elettrica, ma solo per un equivalente del 70% dell’energia media immessa in rete negli ultimi anni, e tutto il biometano che si desidera come ampliamento produttivo del sito esistente.
In questo contesto BioBANG diventa lo strumento “indispensabile” per progettisti e costruttori che vogliono incrementare la produzione del sito senza fare investimenti in nuove e costose strutture: con lo stesso volume di digestione potrai produrre anche oltre il 50% in più di gas senza incorrere in modifiche dei sistemi di miscelazione. L’idraulica del tuo digestore non sarà più un problema anche usando materiali altamente fibrosi e con classicamente caratterizzati da problemi di formazione di cappello. La destrutturazione della fibra e l’omogeneizzazione conseguente al trattamento con BioBANG terrà tutta la materia organica in sospensione favorendo miscelazione, riscaldamento e contatto con la flora batterica.
 
L’altra vera rivoluzione nella produzione biometano è che BioBANG disgrega il materiale in ingresso e rompe le strutture vegetali fino alla completa «deareazione»: non vi sarà il rischio di immettere materiale organico contenente aria (come è noto, l'azoto molecolare porterebbe ad una diluizione del biometano, con il rischio di non raggiungere le specifiche minime necessarie per l'immissione in rete del metano).
Tutto questo permetterà di costruire impianti più piccoli, facilitando la regolazione dell'impianto, riducendo al contempo le dispersioni termiche. La filiera del biometano, infatti, non dispone di cascame termico, come nel caso della produzione di energia elettrica, e la produzione di metano viene raffinata ed avviata direttamente alla vendita. L’uso di BioBANG, inoltre, garantisce il recupero di tutta l’energia impiegata per il suo funzionamento e non convertita in rottura di legame.
BioBANG al carico è l’unica macchina per il pretrattamento che omogeneizza le biomasse in un modo unico, è in grado di gestire la miscelazione di un digestore con un alto carico organico riducendo la viscosità e al contempo di annullare i fenomeni di flottazione e sedimentazione. Questa perfetta omogeneizzazione riduce i fenomeni di abrasione e occlusione permettendo di evitare l'usura degli statori delle pompe o il consumo delle eliche dei miscelatori, nonchè gli attriti del passaggio dei materiali all'interno delle condutture e i relativi consumi energetici.

BioBANG al Carico: indispensabile per le biomasse autorizzate per il biometano.

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